giovedì, maggio 25, 2006

echi - parte I - passeggiata in un pascolo narrativo


quello che successe quel giorno, nessuno lo sa con precisione.
pertanto per raccontarlo, bisognerà inventare qualocosa.
purtuttuvia, la sineddoche testé utilizzata indica che, in quanto sineddoche, si dovrà inventare tutto.
quindi, probabilmente non si racconterà qualcosa successa quel giorno, ma qualcos'altro, mai successa o successa in un giorno indefinito di cui nessuno ha notizia. non si può infatti, a rigor di logica, escludere questa possibilità. il narratore infatti non può escludere che quanto a lui sembra di inventare non rispecchi eventi accaduti in qualche posto e in qualche tempo, o eventi che accadranno di là da venire... probabilmente, allora, il presupposto non è che il narratore inventi, ma che il narratore ignori. sostanzialmente il narratore è un ignorante. in quanto parla di cose che non sa. almeno in una certa percentuale. anche il romanzo storico, infatti, o realista, ha una parte di invenzione. o di ignoranza.
tornando però a ciò che successe quel giorno, direi... che quel giorno una mucca volò su un tetto di lana.
e 'sti cazzi.

5 Comments:

Anonymous Rocco De Loturzis Y Azevedo said...

Effettivamente così dovrebbe essere.

Però, per una maggiore coerenza narrativa, bisognerebbe comprendere il ruolo dei servizi segreti nella vicenda.

Così come bisognerebbe conoscere, a priori, le affinità politiche dell'editore, nell'atto della valutazione della bozza del primo manoscritto e nelle successive eventuali revisioni.

In merito alla collocazione storica degli eventi, io mi rifarei o alla tesi del Pirenne o, al limite, ad una più attenta rivisitazione dell'excursus temporale, magari con l'ausilio di un dotto conoscitore degli argomenti, quale ad Esempio, Umberto Eco o Dan Brown.

Per ciò che concerne, infine, il presupposto dell'ignioranza del Narratore, è evidentemente alquanto lapalissiana una certa "distanza" dell'autore dagli argomenti proposti nel testo.

Un qualsivoglia autore, ben dovrebbe essere consapevole del fatto, quantomai notorio oggigiorno, che le mucche non volano sui tetti di lana.

Allergia agli acari, ed una accesa, spiccata rivalità nei confronti del mondo ovino, portano i due generi ad ignorarsi, o comunque a frequentare luoghi chiaramente distinti.

Un recente testo del Pincio, con la prefazione di Greco & Fizzarrotti, trattando in maniera approfondita tale argomento, dovrebbe chiarire in modo definitivo le idee sull'argomento.

cordiali saluti

Prof. Rocco De Loturzis y Azevedo
Docente di Sinifinicomania e praticità di campo
Primo cattedratico della Regia Università di Tubinga

25 maggio, 2006 12:17  
Blogger astrosio said...

gentile professore, lei non ha idea di quello che dice. non se ne rende proprio conto. parla, parla, ma poi alla fine non sa.
ciò la rende, agli occhi dei più, eminente. agli occhi dei meno, esimio.
per questo voglia gradire accettare l'immensa et sconfinata stima che le offro.

25 maggio, 2006 12:26  
Anonymous Rocco De Loturzis Y Azevedo said...

Esimio Astrosio,
l'occasione mi è gradita per esternarle la più alta reciprocità di intese.

25 maggio, 2006 12:41  
Anonymous Anonimo said...

buone le premesse, scarso lo svolgimento. Il candidato nel tentativo di rendere il proprio lavoro rispondente alla realtà è palesemente andato fuori tema. Nel complesso l'elaborato è discreto. Desiderei, comunque, conferire con i suoi parenti...
In fede...Rico

AH AH AH... in fede... rico
mi sto scompisciando dal ridere!!!
ah ah ah ah ah ha aa ahadmeb... scusa ho perso il filo ah ah ah ah
ciao
Miss Compiscio

25 maggio, 2006 13:58  
Blogger astrosio said...

si come no... come no... come no...

25 maggio, 2006 15:06  

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