domenica, dicembre 09, 2007

mortacci - carmelo



anche oggi ricorre un non-anniversario. è il non-anniversario della morte o della nascita di carmelo bene. un astruso all'ennesima potenza come dimostra il filmato qui sopra. non c'è bisogno che aggiunga altro. questa, come molte altre volte. quasi tutte. ma forse mi sbaglio. ecco.

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12 Comments:

Blogger astrosio said...

Buona domenica, Astro del mio cuore.
Prima!
Parma d'oro al festival di San Daniele!
(a proposito, Tit, per quella coscia di prosciutto? sto ancora aspettando, eh).

Buona giornata uggiosa a tutti quanti.

09 dicembre, 2007 13:06  
Blogger angie said...

mmm...Vate, ammore, non è che mi stai un po' uscendo di crapa?

Ma è una ragione in più per amarti.


Ps: io adoro Carmelo Bene, recentemente mi sono scaricata tutti gli "uno contro tutti" da Cicciopiduistacostanzo.

Meravilgiosi, e io ti amo.

09 dicembre, 2007 13:35  
Anonymous marcolo said...

buona domenica ca ca ca ca

09 dicembre, 2007 13:55  
Blogger Kaishe said...

Mi associo al doppio coro:
ADORO Carmelo Bene... con i suoi eccessi e il suo genio...
e AMO Astrosio... pur nella preoccupazione per il suo astruequilibrio...

09 dicembre, 2007 14:41  
Blogger astrosio said...

grazie. anche io condivido le vostre preoccupazioni. anche se le trovo un tantino tardive. dovrebbe infatti parlarsi di postoccupazioni. ecco.

09 dicembre, 2007 15:12  
Blogger fabio said...

Astro, la ricordo, la puntata di Carmenlo Bene (forse più di una?). Ad un certo punto disse che tutti i presenti erano morti che camminavano, solo uno tra loro era vivo e al di sopra di lui, al quale cospetto si inchinava. Già, solo uno.
Colui che io ritenevo e ritengo il mio maestro. Mi disse che non esistono maestri, ognuno deve essere il maestro di se stesso.
Che persona eccezionale, già solo per il fatto che credeva in me a priori... ma questa è un'altra storia.

09 dicembre, 2007 16:13  
Blogger astrosio said...

fabio, dicci chi era. anche solo le iniziali. o le finali. insomma, fai un po' tu. anche lettere di mezzo. o a caso. non voglio porti limiti. e anche se contraddico quanto da me affermato in precedenza, se non vuoi dirci chi era non ce lo dire. ecco.

09 dicembre, 2007 17:44  
Anonymous marcolo said...

Mannaccia a Mancini, Ferrari, Esposito.

Pippe maledette!!!

09 dicembre, 2007 18:02  
Anonymous MOYA said...

Hahahah! "Ma cambia orifizio!"
Un genio.

Ossequi astrusi da London

10 dicembre, 2007 01:30  
Anonymous Carmelo pensiero said...

"La donna è già catastrofe prenatale prima di didiventare ingombro nuziale e poi imbarazzo legale"

10 dicembre, 2007 10:09  
Anonymous Rocco Loturzo said...

CHE SPETTACOLO...
ME NE ERO DIMENTICATO!!!

che grande circo che è stato Maurizzio...

Purtroppo non ho mai conosciuto Carmelo Bene

10 dicembre, 2007 13:39  
Blogger Lord Byson said...

Astrosio, sono il Marchese, l'amico di I&I, che legge anche te ogni giorno. Volevo lasciarti un segno del mio passare:

"La dimensione ludica della velleità gnoseologica del discente nella sussunzione del nozionismo programmatico è lapalissiana caratterizzazione sincronica del plesso conoscitivo.
Nella prosodia drammatica dell’edoné che il fruitore percepisce dalle strutture olistiche tende con effetto di feed-back al lampeggiare di un kitsch pregno di pullulante sgomento utilitaristico.
Ed è proprio nell’afflato algente di questo Io contemplativo che concretiamo una virgo preraffaellita liliale e nivea. L’aduggiare abbarbagliato di un cenobita assiso su un consunto cimiero diafano esagita il canto anelante dell’adombrato fonetismo emetico dell’emistichio asclepiadeo sdrucciolo.
L’elusivo buffare del risibile reprobo reciso da rii rabeschi relega il recesso nella ridda remota di un re rabberciato al decesso, entro effluvi di refolo tra i rovelli del rovesciamento saturnale.
Il salace laticlavio del vivido virgulto d’ascosa ascendenza quirita arride all’espressionismo lubrico della costruzione melica, tra la maliarda facoltà pittorica dei morfemi e la laidezza del carattere individuale delle sovrastrutture sociologiche inquadrate.
E così sorride il murmure erotico.
La fuggevole protervia dell’antropocentrismo torpido del moralistico deus ex machina della fabula rappresenta la prospiciente vanagloria dell’accanimento tematico: la tautologia del continuum e l’iconicità del verso ammorzato e amorfo sono gli elementi atomistici e tuttavia obsoleti di una deontologia per un recupero dell’humanitas, adusa ad acuiti affastellamenti di risoluzioni lambiccate in giù le latebre sghembe dello sterpo angosciante.
Autogloficatosi nel materialismo plateale, il lirico fronteggia la massa somiera nel sacello, stillando suadenti sequele di sacrali strali di saffico sadismo, suggendo sanamente dalla sagra della superstizione della stirpe.
Come ben capite, la tetrarchica stanza del turgido corifeo ordisce dalla parnassiana alcova parimenti ad un’agape di biliosi uno strido geremidiaco gravido di iattanza.
Poscia le staffilate alla condizione cosmica di un futurismo indefesso, l’infula narrativa dello ieratico crapulone oblativo si transvaluta nell’onusto dovizioso di nenie nitenti.
Il diorama delle abiezioni voltola nel verziere turrito di doppieri impavidi ghermiti da deliqui, raffigurando il callido pragmatismo dell’almanacco esistenziale; dunque l’eiezione dell’eburnee euritmie dell’emaciato obliteratore terreno.
Nonostante ciò, l’orizzonte epistemologico del latrato uranico involge l’asse interpretativa del nadir emozionale, nell’istoriare reiterato di fiotti gorgici frammisti a trilli frali di trasumanazioni allusive.
Ed è astantemente a detta gora impegolata di neoprimitivismo amminico che il lauro vermiglio del versificatore largisce alla lassa Musa il miasma dell’autarchica pantomima bioetica.
Il mefitico conato dell’amistà occidua pencola tra paturnie prone al profluvio purulento nell’occaso opino dell’ottobre sensoriale. Capfinidas imperitura!
Il pristino amanuense incartapecorito avvezzo all’epistrutture dei patterns ritmici proprie della sirma irride la purpurea cariatide dello sregolamento strillone del singulto sempiterno, e cioè che l’odiosamata parabola ascendente dell’asceta scerne la cripto-citazione comica nell’idillio gaudente del presago fendente, per la finitudine del pleroma cardiaco.
E’ dunque insiememente ai flutti del quadrivio pelagico che il barroccio crinito oblia nel calido firmamento cilestrino dell’esperito sonno primievo, esalando elusivo, come a sera un nembo repentino, la fracida foia della forra archetipica.
Ecco, in conclusione, l’euristicismo estetico!"

p.s. Puoi farne ciò che vuoi, ma non dirmi che non sono il più astruso....

11 dicembre, 2007 19:52  

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