venerdì, novembre 24, 2006

MORTE ALTROLOGICA


uno dei campi in cui secondo me si verifica un caso di altrologica, è la morte.
tutti sperano di morire vecchi e malati in un letto.
soffrendo.
e con i familiari intorno.
escludendo che in quel momento estremo possano odiare i familiari, mortacci loro, che gli sono intorno e che gli sopravvivono.
insomma, non mi sembra logico che uno debba desiderare morire vecchio, malato e in un letto. dopo magari mesi che si piscia e si caga addosso.
con la filippina che gli pulisce il culo.
e magari lucidissimo.
ma questa sembra essere la fine che tutti si augurano di fare.
e magari passano la vita a disperezzare chi rischia la vita per niente tipo buttandosi col paracadute da un balcone, o altre robe.
è un chiaro caso di altrologica.

10 Comments:

Anonymous Anonimo said...

riguardo la mia dipartita mi sono già espresso...

disse il caffè (ah ah ah)

no dai a parte gli scherzi se ci togli "disse il caffè" resta il vero senso del commento!!!

PG

24 novembre, 2006 16:55  
Anonymous Anonimo said...

Rocco, estasi delle mie narici, perché mai festeggiare il compleanno che è solo uno all'anno? trovo ciò profondamente altrologico, poiché ogni giorno, ogni ora, ogni minuto trascorso insieme a te è un trippudio diggioia!!!!!!!!!!!!

UN BUON NON COMPLEANNO!
UN BUON NON COMPLEANNO!
UN BUON NON COMPLEANNO!

ti amo

fiorella

24 novembre, 2006 17:00  
Blogger astrosio said...

resta il senso. e resta pure un po' tu va.

fiorè, rocco è sordo ai tuoi richiami. eppure ha le orecchie grandi... uhmmm... questo dà da pensare...

24 novembre, 2006 17:18  
Anonymous Anonimo said...

grazie astro', tu mi lusinghi.
ne approfitto subito per sconfinare in ambiti e in compiti che non mi appartengono. desidero infatti ribadire la profonda differenza linguistica e ontologica tra altrologico (o allologico) e alogico (alfa privativa) o inlogico/illogico (nel prefisso in-, davanti a nomi che iniziano per l, la n diventa per assimilazione l; il latino in- è in questo caso utilizzato per rendere l'alfa negativa dei Greci). Ciò ribadito appare più che mai evidente il grave vuoto linguistico-ontologico che siamo stati da te chiamati a colmare. perché tra normale e anormale c'è di mezzo il mare.
concludo con il proverbio del giorno prima, dedicato a Rocco: "l'olio e la verità tornano alla sommità" .

piemontese pedante

24 novembre, 2006 17:38  
Anonymous Anonimo said...

Rocco, cerume dei miei lombi..pardon, lobi!

f.

24 novembre, 2006 17:39  
Anonymous Mary said...

Da persona previdente quale sono ho già incaricato un caro amico per l'epitaffio: lo voglio in rima, allegro e falso, che mi dipinga meglio di come sono. Insomma, si muore una volta sola!

24 novembre, 2006 19:37  
Blogger astrosio said...

mary, hai classe. non ce ci fossero dubbi, ma mi faceva piacere ribadirlo.

24 novembre, 2006 19:56  
Anonymous Rocco Loturzo said...

Fiorelle,
quande sei'bbelle
ti emo enghe io
e ti voglio,
eccome se ti voglio
sniff sniff...
già mi immègino cerume dei tuoi lombi, che mi ci porti appresso per le vie delle tue cittè...

moooohhcc ci iè'bbèèll!!

Astrosio,
io ti ammazzo!!
hai capito?
io ti hammazzo!!

quanto odio i ricchioni che mi danno dle ricchione!!


PS
è vecchia ma ci sta tutta

24 novembre, 2006 20:32  
Blogger astrosio said...

io ti sfido a singolar tenzone, o vile m'arrano*.

*m'arrano, dal verbo arranarsi, ovvero assumere postura della rana imitandone il verso.
fig. nascondersi, mimetizzarsi.
poet. "io vile m'arrano", agrate da bivona, poeta stilnovista.

24 novembre, 2006 20:47  
Anonymous Rocco Loturzo said...

accietto la sfida,
ed in qualità di sfidato scielgo l'arma del Duello:

Birra e Salciccie

25 novembre, 2006 08:47  

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