
C’è una canzone che parla di una bambina, Cynthia, che, sullo sfondo dell’Inghilterra vittoriana, uccide il suo compagno di giochi, Henry, con una mazza da croquet. Recidendogli la testa. [
While Henry Hamilton-Smythe minor (8) was playing croquet with Cynthia Jane De Blaise-William (9), sweet-smiling Cynthia raised her mallet high and gracefully removed Henry's head. Mentre il più piccolo Henry Hamilton-Smythe (8 anni) giocava a croquet con Cynthia Jane De Blaise-William (9 anni), Cynthia dal dolce sorriso sollevò in alto la sua mazza ed elegantemente decapitò Henry.] Circa due settimane dopo, Cynthia scopre il carillon del suo amichetto, lo apre, e dal carillon, sulle note di "Old King Cole"*, una filastrocca per bambini, spunta fuori il fantasma di Henry. Il fantasma di Henry prende a crescere e a invecchiare velocemente sotto gli occhi di Cynthia, come se vivesse in pochi secondi la vita che non vivrà mai. Inconsolabile, Henry cerca di convincere Cynthia ad appagare la sua… brama romantica.[
Te ne stai lì con il tuo sguardo fisso / Dubitando di tutto ciò che ti dico / Perché non mi tocchi, toccami / Perché non mi tocchi, toccami, toccami / Toccami ora, ora, ora!] Ma attirata dal rumore entra la tata, che di impulso lancia via il carillon, distruggendo sia il bambino che il carillon. Questa favola struggente, astrusa, gotica e suggestiva, danza sulle note, astruse, di un pezzo rock progressivo che alla fine lascia senza fiato. Forse chiunque ha un disco preferito. Forse. Magari uno non ce l’ha. E per questo motivo non va certo in prigione. Però io ce l’ho. E neanche io vado in prigione. Pertanto ne parlo con la massima tranquillità. Questo disco è Nursery Crime, dei Genesis di Peter Gabriel. Del 1971. Un disco, manco a dirlo, astruso ai massimi livelli, un’opera rock con atmosfere vittoriane, che riesce a trasmettere, con i testi e la musica, atmosfere (appunto) e suggestioni che quel momento storico favoloso (e per “momento storico” intendo tempo e luogo), l’Inghilterra vittoriana, sembra aver seminato in tutta la cultura occidentale, facendone una sorta di archetipo, un preciso luogo della mente, dell’immaginazione. E poi c’è “The Return of The Giant Hogweed”, che parla invece di un esploratore vittoriano a caccia di piante che trova sulle colline della Russia l’artemisia gigante, o Giant Hogweed, o Mantegazzianum, e la porta in Inghilterra. E l’artemisia, resistendo a ogni erbicida, invade il paese, vendicandosi. E ancora, “Harold the barrel”, che si taglia le dita e le serve per il tè. Insomma, astruseria a palla, poesia, suggestione, un viaggio vero e proprio che consiglio a tutti di fare. Vocabolario alla mano. È un peccato perdersi il senso delle canzoni e dei testi di Peter Gabriel. È un’esperienza totale. Wagneriana. In un certo senso…
*Old King Cole was a merry old soul / And a merry old soul was he; / He called for his pipe, and he called for his bowl / And he called for his fiddlers three. / Every fiddler he had a fiddle, / And a very fine fiddle had he; / Oh there's none so rare, as can compare / With King Cole and his fiddlers three.