venerdì, marzo 30, 2007

il gioco dell'oca



ormai anche per fare degli esempi non si usa più il gioco dell’oca ma bensì si usa di più il monopoli. chi si sente spiritoso a volte dice cose del tipo: “vai in prigione senza passare dal via, ha, ha, ha!”. ma non fa ridere nessuno. almeno, a me non mi fa ridere. se poi trova qualcuno che lo fa ridere buon per lui, non sto mica a rompergli il cazzo, a lui o a quello che lo fa ridere. sono affari loro e non mi immischio. certo però che non mi faccio una bella opinione su di loro. io certo non sono nessuno per giudicare, ma sono qualcuno in generale. o almeno così mi hanno fatto credere da quando si dice che sia nato. in sostanza, quindi, in quanto qualcuno, penso che cazzo voglio. e penso che chi ride delle battute che fanno tutti, e chi fa le battute che fanno tutti, siano degli emeriti coglioni. e siano patetiche le situazioni in cui uno che fa una battuta del genere ottiene successo in società. tipo quelli che fino a qualche anno fa ripetevano in continuazione i tormentoni di zelig. provocando pioggia di risate. un pioggia di napalm, si meritavano, altroché. quello ci voleva. napalm. o lanciafiamme. robe del genere. di modo che la smettevano subito invece di continuare. infatti smettere è il contrario di continuare. ma e qui nasce il paradosso, se uno continua a smettere che fa? sta smettendo o sta continuando? e se uno smette di continuare? no, quello smette e basta. non c’entra. ma se uno continua a smettere, per smettere dovrebbe continuare, e continuando, continuerebbe, appunto. e mi sa che stavolta non se ne esce. (quanto mi incazzo quando vado a sbattere contro muri...) cioè, siccome non se ne esce, significa solo una cosa: che per quanto l’uomo se la meni con il fatto che è intelligente, ha delle categorie di pensiero limitate, delimitate dalle parole. e non è poco. insomma, io almeno ci provo. anche se sotto sotto spero che tutto sia un cerchio. se è così, mi stanno bene anche i muri.

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