il gioco dell'oca

ormai anche per fare degli esempi non si usa più il gioco dell’oca ma bensì si usa di più il monopoli. chi si sente spiritoso a volte dice cose del tipo: “vai in prigione senza passare dal via, ha, ha, ha!”. ma non fa ridere nessuno. almeno, a me non mi fa ridere. se poi trova qualcuno che lo fa ridere buon per lui, non sto mica a rompergli il cazzo, a lui o a quello che lo fa ridere. sono affari loro e non mi immischio. certo però che non mi faccio una bella opinione su di loro. io certo non sono nessuno per giudicare, ma sono qualcuno in generale. o almeno così mi hanno fatto credere da quando si dice che sia nato. in sostanza, quindi, in quanto qualcuno, penso che cazzo voglio. e penso che chi ride delle battute che fanno tutti, e chi fa le battute che fanno tutti, siano degli emeriti coglioni. e siano patetiche le situazioni in cui uno che fa una battuta del genere ottiene successo in società. tipo quelli che fino a qualche anno fa ripetevano in continuazione i tormentoni di zelig. provocando pioggia di risate. un pioggia di napalm, si meritavano, altroché. quello ci voleva. napalm. o lanciafiamme. robe del genere. di modo che la smettevano subito invece di continuare. infatti smettere è il contrario di continuare. ma e qui nasce il paradosso, se uno continua a smettere che fa? sta smettendo o sta continuando? e se uno smette di continuare? no, quello smette e basta. non c’entra. ma se uno continua a smettere, per smettere dovrebbe continuare, e continuando, continuerebbe, appunto. e mi sa che stavolta non se ne esce. (quanto mi incazzo quando vado a sbattere contro muri...) cioè, siccome non se ne esce, significa solo una cosa: che per quanto l’uomo se la meni con il fatto che è intelligente, ha delle categorie di pensiero limitate, delimitate dalle parole. e non è poco. insomma, io almeno ci provo. anche se sotto sotto spero che tutto sia un cerchio. se è così, mi stanno bene anche i muri.
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