lo so, posso sembrare ripetitivo, ma in virtù dei poteri che mi sono conferito ho deciso che, in quanto astruso, me lo posso permettere. e non si cerchi un senso, tanto non c'è. c'è solo da abbandonarsi all'astruseria. la musica è "eyeball kid", una canzone di tom waits "da ulcera", come giustamente l'ha definita p.b. [la canzone parla di zenora bariella e coriander pyle, che avevano sempre sognato che uno dei loro figli entrasse nel mondo dello spettacolo. e finalmente dopo 16 figli, nacque eyeball kid, che non era bello in modo convenzionale e non sarebbe mai stato alto, ma a nove anni se la svignò per unirsi al circo.]
astrosio consiglia di avviare il video e di ascoltare la musica di sottofondo mentre si legge il racconto qui sotto. Bob era negato… no, non ce l’aveva nel sangue. Willie e Lonnie glielo dissero: fratello, suona l’armonica, che t’importa della chitarra? Il problema è che a Robert importava eccome. Si sentì tradito e sparì nel nulla. Un anno intero.
Ricomparve all’improvviso, e suonava divinamente, anzi, dannatamente bene. Suonava la chitarra come nessun dannatissimo cristiano aveva mai fatto prima. Strisciava le corde con una lama di coltello, e i suoi bending sembravano venire dall’aldilà. La gente si teneva un po’ a distanza. Nessuno negato come lui era diventato quel demonio che lui era ora in così poco tempo. Un giorno, me lo ricordo come fosse ieri, un negretto di non più di dodici anni, andò e gli disse: “Qui dicono tutti che eri negato…” Bob era seduto su un gradino del capanno… aveva la chitarra e stava per suonare. Guardò il negretto e gli raccontò la sua storia.
“Stava per scoccare mezzanotte… e mi ritrovai solo all’incrocio di due strade… quando vedo questo… questo tutto nero… e anche se era notte, lui era più nero della notte; e anche se era bianco, era più nero di me e di te… mi disse: ‘che stai cercando negro?’, e gli risposi: ‘mi faccio gli affari miei…’; me la stavo facendo nelle mutande…” disse Bob al negretto, “Capisci?…”
Gli occhi del negretto si erano fatti grandi quanto due palle da baseball. E se ne voleva scappare. Ma voleva sentire la fine della storia.
Bob rise forte. E poi continuò: “Quel bianco più nero della notte mi disse: ‘negro, anch’io mi faccio gli affari miei… e di affari dobbiamo parlare…’ A quel punto, non so come, mi sparì tutta la paura, si era come prosciugata. Pensai che aveva qualche rotella fuori posto… e mi sparì la paura. Ragazzo, ricordati, a volte la paura gioca brutti scherzi, è vero, ma spesso ti dà buoni consigli…”
Il negretto pensò a quel punto di scappare via lontano, lontano quanto poteva scappare un negro, giù per i campi di cotone, fino al fiume, salire di nascosto su un battello e sparire per sempre. Ma voleva sentire la fine della storia
Bob attaccò un giro dei suoi, davvero uno dei suoi, era come se la musica la stesse inventando. E intanto continuò: “Quel bianco più nero della notte mi disse: ‘negro, cos’è che vorresti di più nella vita?’. Io ci pensai: pensai a Virginia e il bambino che se n’era andato con lei a coltivare i campi del Signore… li rivolevo indietro, è vero. Ma poi scavai ancora, e dissi: ‘Capo, puoi insegnarmi a suonare la chitarra?’ Anche se era notte ed era buio, anche se il bianco era più nero della notte, io lo vidi sguainare i denti in un sorriso… E lo sentii dire: ‘E così sia…’ Ed ebbi di nuovo paura.”
Il negretto sembrava gradire molto il sapore delle sue mani sporche. E voleva correre, correre lontano, arrivare con il battello nell’oceano, attraversarlo, e arrivare da qualche parte, qualunque parte, lontano da lì… Ma voleva sentire la fine della storia.
Bob ridendo gli tirò uno schiaffo, uno schiaffo leggero, quasi una carezza. Senza smettere di suonare. Con la velocità di un pistolero del vecchio West. E intanto continuò: “Immediatamente tutto cominciò a girare intorno… non sapevo più chi ero e dove mi trovavo… non so quanto è durato… poi un odore strano cominciò a farsi largo… era l’odore della polvere… me ne stavo mangiando un bel po’… ero in ginocchio, all’incrocio, a quell’incrocio maledetto, inginocchiato capisci?… e non riuscivo a muovermi tanto ero stanco… alzai la testa e cercai il bianco… ma era sparito. E quando finalmente riuscii a rialzarmi in piedi, il bianco, quello più nero della notte, era sparito, e io sapevo suonare la chitarra.” Il negretto lo guardò per un altro secondo. Poi si alzò in fretta e corse via più veloce che poteva. Mentre Bob rideva e suonava la chitarra. astrosio 2007, all rights reserved
non c'è un legame fra queste immagini e riprese fatte da me negli ultimi sei mesi, che non sia una certa qual bellezza astrusa che io trovo in queste cose che ho ripreso o fotografato. una bellezza che io trovo in qualche modo struggente. e astrusa ovviamente. dura un bel po'. ma oggi e' sabato. e chi vuole, eventualmente, puo' vederselo. altrimenti no.