martedì, luglio 24, 2007

Rocco, Astrosio e il Catamarano - III

Il pomeriggio del giorno dopo ci ritroviamo in spiaggia. Un po' assonnati, scoglionati, come ci capita a volte d'estate. A un certo punto qualcuno attira la nostra attenzione e ci indica qualcosa al largo. Un catamarano ha scuffiato. E dalla vela... sembrerebbe proprio quello di... M!!! Allora ovviamente tutti ci mettiamo a guardare e Mirko, un altro amico, parte in avanscoperta con il windsurf, per vedere se è veramente lui. Torna in un battibaleno e ci dice: "Iddu eti" ("E' proprio lui!").
Allora, ci mettiamo a guardare. Ovviamente non essendo cambiato il fottutissimo splendido vento che c'era il giorno prima, lo stronzo incontrava le nostre stesse difficoltà. E tira una volta, e tira due e tira tre. Niente. E dalla spiaggia si nota che sta perdendo la calma. E tira un'altra volta, e tira un'altra volta ancora, niente. E noi a urlare, a ridere, a rotolarci sulla sabbia come i pazzi. Mentre M. si allontana. Finché qualcuno (non fra noi) ha il buon senso di chiamare la guardia costiera che lo va a rimorchiare. BUHAHAHAHAHAHAHAH! E la sera... lo aspettiamo al varco. Al bar del porto. E arriva! Ovviamente finisce in mezzo a un cerchio di "bomboloni", fra cui il mio tatuatore (Quello che mi ha fatto i tatuaggi che effigiano il mio mortale simulacro) alto quasi due metri, grosso, cattivo (molto cattivo). Ora purtroppo non ricordo le cose che gli abbiamo detto, ma gliene dicemmo tante. E lui rosso come un'anguria matura, non riusciva a ribattere. O meglio, ci provò anche. Disse a un certo punto: "va bene, ok. siamo pari. la rivincita ce la giochiamo a pallone". E il Fambrus ebbe a dire: "A pallone? A PALLANNUOTO!" E lo sommergemmo. A onor del vero, rimase a sentirsele tutte. Che dimostrò comunque un minimo di onore. Poi però trovò una scusa e fece per andarsene. Allargammo il cerchio per farlo passare e quello, ancora scosso, inciampa nel marciapiede e finisce a terra tenendosi la caviglia "Ahia! Ahiahaiahiaihia!" BUAHAHAHAHAHAH! Due lo vanno a prendere da terra e lo sistemano su una sedia del bar, e gli portano il ghiaccio. L'ultimo ricordo che ho di lui quella sera è seduto sulla sedia del bar con il ghiaccio sulla caviglia. Mentre io e Rocco trangugiavamo birra festanti come avessimo vinto venti miliardi al superenalotto! Grande giornata! Grande mare! Grande vento! Forse vinti venti miliardi non saremmo stati così felici. Ok. Ho esagerato. Forse. Ma credo sia questa la giustizia pagana del mare. Che ripaga e punisce. Lasciato a sé stesso, senza l’intervento umano, il Mare ha le sue regole. Io e Rocco ne abbiamo avuta una piccola dimostrazione.

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Rocco, Astrosio e il Catamarano - II

Ed eccoci la sera al bar del porto a ridere e scherzare. Quando si avvicina tale M., un cazzabubbolo alto non più di un metro e sessanta, ma sempre abbronzantissimo e molto curato. Tipo che esce ogni sera, dopo il mare, con camicie firmate e mocassino da Cavalier Zampetti (vd. "I ragazzi della III C"), che ci fa: "Ma eravate voi quegli stronzi sul catamarano oggi?" e noi "Sì". E lui: "Ma che figura di mmerda! Fate veramente ridere! Due bomboloni come a voi che non riescono a tirare su il catamarano! Io scuffio apposta perché poi mi diverto a tirare su il catamarano! E voi lì tre ore! E uno saliva e l'altro cadeva in mare, e uno saliva e l'altro cadeva in mare! HAHAHAHAHA! Che figura di mmerda! Hahahaha!" e noi zitti. Lo conosciamo bene. Non gli badiamo più di tanto. Anche se dentro di noi un po' rosichiamo. Eravamo abbastanza orgogliosi del tutto, non era una situazione facile. E ce l'eravamo cavata piuttosto bene, in realtà. Ma tutti a darci in testa. Ma ok. ‘Sti cazzi. Sapevamo cmq che altri avrebbero potuto perdere la calma, avrebbero potuto spaventarsi, non riuscire a tirare su il catamarano, farsi venire crampi, blocchi muscolari eccetera. E ci bastava. Insomma, quasi.
-fine seconda puntata-

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Rocco, Astrosio e il Catamarano - I

Questa è la storia di Rocco, Astrosio e il catamarano. Che ora vado a narrarvi in tre puntate. Insomma, io e Rocco partiamo sul catamarano in una giornata di tramontana sferzante. E il catamarano va che è una meraviglia. Va benissimo. E' tutto splendido. Il Mare cristallino, il vento forte, il sole alto e splendente. E il catamarano va che è una meraviglia, velocissimo, sempre piu' veloce, sempre piu' veloceeeeeeeeeeee!!! E vai con la bolinaaaaaaaaa!!! Fiuuuuuuuuuuuuuuuuuu! (il catamarano che si impenna e prende il volo sulle onde) SBABABAM! (il catamarano che scuffia e Rocco e Astrosio che cadono in mare) Ora, dalle mie parti, costa pugliese, golfo di taranto, mar jonio, la tramontana porta al largo, verso l'Africa. E siccome c'era una corrente puttana quel giorno, eccoci noi al largo, in mare, con un catamarano scuffiato e la corrente che ci trascina lontani. Rocco allora fa tutte le manovre per tirare su il natante. Mentre la costa si fa sempre piu' piccola, piu' lontana. E le persone microscopiche cominciano ad affollarsi sulla spiaggia e a guardarci. Intanto, visto che io di vela non ne so un cazzo, io mi immergo per cercare di recuperare gli occhiali da sole che Rocco ha perso nell'impatto. E mentre io mi immergo, Rocco tira la cima dell'albero in piedi su un scafo per tirare su il catamarano. Ma niente. Il catamarano non ne vuole sapere di tirarsi su. In teoria il vento dovrebbe gonfiare la vela che fuoriesce appena dall’acqua, quando si tira su l’albero, e per forza d’inerzia raddrizzare il natante. Ma il vento era a raffiche, raffiche fortissime, ma sempre raffiche. E non era facile beccare quella giusta. E, intanto Rocco prova e riprova. E ci allontaniamo sempre piu' dalla spiaggia. Quasi rassegnati, stanchi, provati da vento, caldo e salsedine, per miracolo, in un estremo tentativo, Rocco tira... e l'albero, come spinto da una forza sovrannaturale, emerge dalle acque e dal mio punto di vista (in mare fino al collo) vedo l'albero rizzarsi e andare a colpire il sole proprio nel centro. Il bagliore sul metallo dell'albero finalmente nel suo elemento (in aria, e non in acqua), fu per me uno spettacolo meraviglioso, e non me lo dimenticherò mai. Rimontiamo sul catamarano e torniamo a riva festanti. Dove ci accoglie una piccola folla di gente che aveva seguito il tutto. Contenta del nostro ritorno ma anche un po' sfottente. "Stavamo per chiamare la guardia costiera..." dicono, con tono fra il preoccupato e la presa per il culo, ma noi nicchiamo. Che ce ne fotte. ‘Sti cazzi, ci siamo divertiti. E ridiamo. Ma era solo l'inizio, e l'incredibile era ancora da venire. E, badate bene, non ho inventato nulla finora e nulla inventerò in seguito. Lo giuro sulla trippa. E sapete quanto tenga io alla trippa. E se non lo sapete, ve lo dico ora: moltissimo.
- fine prima puntata-

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