lunedì, dicembre 15, 2008

la virtu' de' sensi


Dagli atri mucosi del foro capiente,

dai boschi dell'ampia vagina ridente,

dai solchi bagnati di fertile umor,

un pene esaltato repente si desta;

intende lo scroto, solleva la testa

percosso da novo crescente turgor.

Dai guardi vogliosi dei roridi volti,

Qual raggio di sole da nuvoli folti,

Traluce de’ sensi la fiera virtù.

Nell’antro accogliente, sicuro ed esperto

S’insinua concorde il pene profferto

Col fermo pensiero dell’ora o mai più.

Si drizza voglioso, si tende fremente,

Per torti sentieri con passo incalzante,

Fra tema e desire, s’avanza e ristà;

E adocchia e rimira rossastro e confuso

Della dea il volto di luce soffuso.

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domenica, novembre 23, 2008

Ermingorda

Sparsa le tette morbide
Sull'affannoso petto
Lenta le palme, e turgida
Di vita il roseo aspetto
Giace la pia, col tremolo
Dito cercando il piacer.
Inizia il mugolio: dall’anima
S'innalza una preghiera.
Cala in su la rorida
Fessura, una man leggiera;

Sale la pupilla cerula
Verso l'estremo vel.

Leva all'Eterno grevi lodi;
Sgombra, o gentil, dall'ansia
Mente i terrestri ardori;
E nuda d’ogni colpa, godi.

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mercoledì, novembre 12, 2008

chiare, fresce e dolci chiappe

chiare, fresche e dolci chiappe
ove lo bello membro
posi a colei che sola a me par donna;
gentil ramo con cui mi piacque
(con sospir mi rimembro)
fra i di lei bei fianchi far colonna;
fertile umor che la gonna
leggiadra ricoverse, e l'angelica mano;
Amor sacro e profano,
che con gioia e begli stocchi il cul l'aperse:
date udienza al mio seme
e alle gaudenti mie parole estreme.

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mercoledì, dicembre 21, 2005

il sei maggio

Lei fu. Siccome immobile,
dato l’infranto imene,
stette spoglia e memore
orba di tanto pene,
così percossa, attonita
la troia a letto sta,
muta pensando all'ultima
ora dell'uom fatale.

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sabato, ottobre 22, 2005

l'infimito

sempre caro mi fu quest'ermo cazzo
e questa figa, che da tanta parte
dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.
ma sudando e mirando interminato
spazio di là da quella, e sovrumani
silenzi e profondissima quiete
io nel pensier mi fingo, ove per poco
il cor non si spaura. E come il glande
odo stornir tra queste labbra, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo' comparando: e mi sovvien l'eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e 'l suon di lei. Così tra questa
amenità si annega il pene mio.
e il naufragar m'è dolce in questo amare.

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