giovedì, luglio 12, 2007

artespam

essendo uno che si legge lo spam, a volte trovo delle cose che rasentano l'espressione artistica, ovviamente a mio insidicabile giudizio, eccetera. qui sotto una mail che mi è giunta a nome di Guilberto Tedeschi, nome che già bastarebbe a giustificare un post.

>Da:
>A: "Guiberto Tedeschi" <>
>Soggetto: Mi trovo in una particolare situazione
>Data: Lun,6 Giu 2007 09:43:20 -0400
>Come ti va?, ti scrivo per la mia situazione particolare Io e la mia
>ragazza ci amiamo e abbiamo cura l'uno dell'altro, ma nelle ultime
>occasioni ho sofferto di impotenza. Hai capito il problema
So che sei stato ben informato a riguardo, e ho bisogno di aiuto, mi puoi aiutare a trovare una soluzione?
>Ci vediamo
>Fedro D. Hossain
>
Fratello:
Ho pensato non volessi scrivermi. E' un peccato che tu abbia questo problema. Questa cosa è la migliore soluzione, non c'è alcun dubbio (facilmente reperibile su internet) sono formule naturali. Verificalo http://highest.redorb.co.uk/ . Sono davvero i migliori nessun effetto collaterale.
è la prima cosa che dovresti provare.
Ciao
Guiberto Tedeschi
p.s. l'immagine non c'entra molto, ma spaccava oltremisura.

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giovedì, luglio 05, 2007

casetta in canadà


Stavo pensando stamattina a quanto sarebbe bello vivere in una casetta su un laghetto, tipo in Canada. E non avere altra preoccupazione che quella di andare a pesca la mattina. Ma nel senso che puoi pescare con le gambe penzoloni dal portico di casa tua. Poi però ripensandoci, non avere altra preoccupazione, ogni mattina, che quella di andare a pesca, preparare gli ami, le esche, la canna, il cestino della colazione, eccetera, ho cominciato a sospettare che deve essere una gran rottura di coglioni. E poi, metti che il lago è pescosissimo, e prendi quindi ogni fottuto giorno un fottio di pesci, poi che fai? Mangi sempre pesce? O te li vendi? Ennò! Perché se te li vendi allora non è vero che non hai altre preoccupazioni. Devi prendere tipo il camioncino, andare in paese, trovare il pescivendolo, contrattare il prezzo e cazzi e mazzi. Quindi ci sarebbe il problema del pesce. Né mi convince a me il fatto di fare come quelli che fanno pesca sportiva che ributtano i pesci in acqua. Chiamatemi cattivo, bestia, come volete, ma se io pesco o caccio una cosa (pesca e caccia non rientrano, comunque, nelle mie attività solite), io quella cosa poi me la tengo. No che la ributto in acqua. Ma mettiamo allora che mi compro un mega congelatore dove ci metto il pesce a congelare (be’, non è che ci sono molte alternative): prima o poi si riempirà no? e il problema del pesce rimarrebbe. E se va via la corrente? Se c’è un blackout e io mi ritrovo con milioni di pesci che si putrefanno dentro casa? No, secondo me quell’idea della casetta sul lago succhia. Succhia un sacco. Preferisco avere qualche preoccupazione in più, ma non correre il rischio di avere la casa piena di pesce putrefatto. Eccheccazzo.

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mercoledì, luglio 04, 2007

adattamento


La Victoria Amazonica è una sorta di ninfea che può reggere le persone sopra in quanto è molto resistente e ha delle foglie che possono misurare per esempio 180 centimetri di diametro. Fu scoperta ai primi dell’800 nella Guiana britannica (attualmente si chiama Guyana e sta fra Venezuela e Suriname, sulla costa atlantica del sudamerica). Il primo a coltivarla in Inghilterra fu tale Joseph Paxton, giardiniere del sesto duca del Devonshire, William Spencer Cavendish. Paxton, per fare vedere quanto era resistente la Victoria Amazonica, in uno stagno nella residenza di Chatsworth, ci mise sopra sua figlia Annie di sette anni. Vestita da fata. E su questa impresa un certo Douglas Jerrold ci fece pure una poesia:
"On unbent leaf, in fairy guise/Reflected in the water,/Beloved, admired by heart and eyes,/Stands Annie, Paxton's daughter.

Accept a wish, my little maid, /Begotten at the minute,/That scenes so bright may never fade,/You still the fairy in it.

That all your life, nor care, nor grief/May load the winged hours/With weight to bend a lily's leaf,/But all around be flowers."

Da allora una miriade di coglioni ha messo bimbi sopra le ninfee e ha fatto le foto da vomito che tutti conosciamo. Le cose evolvono, cambiano, si adattano. A volte in male, a volte in bene. Capita alle cose, alle piante, agli esseri umani. Un po’ come Belzoni, che da uomo forzuto del circo divenne sommo archeologo, così il giardiniere che mise la figlia Annie di sette anni vestita da fata sopra a una ninfea, divenne sommo architetto: nel 1850 progettò, modellandolo sulle nervature della Victoria Amazonica, il Crystal Palace, un edificio in vetro destinato a ospitare l’Expo. Circa sette ettari di salone espositivo realizzato con un’intelaiatura di travi di ferro che sosteneva circa trecentomila lastre di vetro. E Alessandra Rotundi, che per comodità si è portata una cometa in laboratorio, ha scoperto che forse tutto è partito da lì. E ha dato vita a ninfee giganti, bambine vestite da fate e archeologi astrusi.

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martedì, luglio 03, 2007

locandina II

scusate se insisto, ma per merito della regista, quasi ogni fotogramma del corto in questione è iconizzabile, e per uno come me è tipo un invito a una spiaggia nudista per sole donne. quindi insomma non riesco a resistere. ed ecco che ho prodotto un'altra locandina. cliccando sulla quale si viene spediti alla pagina del sito qoob dove si può vedere il corto. o ri-vedere. se non l'avete visto, andatelo a vedere. se l'avete visto, ri-vedetevelo. se volete. non posso certo obbligarvi. ci mancherebbe altro. e chi sono io per obbligare qualcuno a fare qualcosa? certo, in tutta sincerità, mi piacerebbe avere il potere di obbligare qualcuno a fare qualcosa. o meglio, mi piacerebbe avere il potere per obbligare chiunque a fare qualunque cosa. devo essere onesto. soprattutto se tipo un giorno venissi invitato in una spiaggia nudista per sole donne.

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lunedì, luglio 02, 2007

caffè latazza

essendo che di recente mi ho comprato la macchina per il cafè americano, stavo oggi guardandola a lungo, quando lo sguardo mi è caduto sulla confezione del caffè americano. e così ho sviluppato un concetto molto bello ovvero sia che molto meglio sarebbe se il caffè lavazza si chiamasse caffè latazza. questo per due ragioni: a) dovrebbero cambiare solo una lettera, quindi non è che sarebbe tutto sto grande sforzo; b) la tazza ha una grande attinenza con il caffè e pertanto sarebbe un'ottima strategia pubblicitaria. poi però ripensandoci, ho fatto caso al fatto che potrebbe richiamare alla mente anche la tazza del cesso. pertanto forse non è un'idea così buona come inizialmente avevo pensato. stavo già per telefonare alla lavazza e protestare perché continuavano a tenere la v invece di stare al passo coi tempi e mettere una t (al posto della v). quando poi alla fine ho fatto caso a quello che ho scritto prima e non ho più chiamato. fortuna che sono un formidabile genio. altrimenti avrei fatto una figura barbina. tutto questo perché era da tempo che volevo dire o scrivere "figura barbina".

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